L’ideale sarebbe creare un partito/non-partito
di uomini di cultura, da contrapporre alla pochezza di un sistema odierno
basato sull’ignoranza, sulla superficialità, sul perseguimento della
cialtronaggine istituzionalizzata che diviene simbolo e obiettivo per una
popolazione abbagliata dalla raggiungibilità di tale pochezza.
Un partito/non-partito che lasci da parte,
inizialmente, la questione ideologica e che scenda sul piano della competenza,
della passione per il bello, della cultura nell’accezione più ampia e nobile
del concetto.
Un movimento intriso di cultura e rispetto che
spazzi via uomini piccoli e insignificanti che hanno però eletto a modello quel
modo di essere.
L’arte, la cultura, la conoscenza prima di
tutto, perché solo tali armi, oggi, posso sconfiggere l’imperante
globalizzazione dell’ignoranza, della fottutaggine,
del dominio economico e finanziario che richiede assoluto asservimento a tali,
miserevoli scopi.
Il potere mondialista economico e finanziario
ha un solo grande nemico in grado di sconfiggerlo: la cultura.
Persone che leggono, ragionano, amano il bello
sono difficili da abbattere o corrompere.
Un popolo di pecoroni annuenti a testa bassa e flaccidamente
deferenti sono il nutrimento di questo sistema marcio.
Ecco perché si legge sempre meno. Ecco perché l’arte
è lasciata a se stessa. Ecco perché con “l’arte non si mangia”.
Ecco perché basta puntare il dito verso
qualcuno perché la gente lo veda per come viene dipinto e non per quello che è
veramente.
Si è delegato il potere di pensare, di
ragionare. Si accettano le verità dall’alto.
È più comodo, veloce, semplice e si ha più
tempo per le cose “importanti”, specialmente in un tempo in cui tutto deve
correre, cambiare o, con una espressione aberrante, essere fluido.
La fluidità ci sta fottendo, perché racchiude
in un unico, terrificante concetto, la massificazione e la reale eliminazione
del diverso. Tutto deve tendere alla globalizzazione, tutto deve convergere
nell’uguaglianza, tutto deve assimilarsi al modello imposto e così si
giustifica e si finanzia l’immigrazione di massa, il livellamento verso il
basso sia della società che del mondo del lavoro, in modo che si creino
autonomamente una società unica, un pensiero unico, un mercato unico, un uomo
unico (inteso come modello) e le differenze (che tanti idioti vogliono superare
all’inseguimento di irrealizzabili sogni egualitari) vengano sempre più
piallate e smussate, sino a farle scomparire.
La cultura ci rende indipendenti perché ci fa esprimere
al massimo delle nostre capacità. Tradotto, non vuol dire altro che la cultura
ci rende diversi, com’è giusto che sia, facendoci esprimere in questa o quella
disciplina più o meno bene di altri, raggiungendo vertici di bellezza
inebrianti.
E questo spaventa i poteri mondiali e
mondializzanti. Ecco perché dobbiamo uniformarci tutti, secondo loro.
Cultura è libertà. Cultura è diversità. Cultura
è sovranità dell’essere.
Cultura è rivoluzione.
