domenica 5 marzo 2017

Cultura - ultima arma.



L’ideale sarebbe creare un partito/non-partito di uomini di cultura, da contrapporre alla pochezza di un sistema odierno basato sull’ignoranza, sulla superficialità, sul perseguimento della cialtronaggine istituzionalizzata che diviene simbolo e obiettivo per una popolazione abbagliata dalla raggiungibilità di tale pochezza.
Un partito/non-partito che lasci da parte, inizialmente, la questione ideologica e che scenda sul piano della competenza, della passione per il bello, della cultura nell’accezione più ampia e nobile del concetto.
Un movimento intriso di cultura e rispetto che spazzi via uomini piccoli e insignificanti che hanno però eletto a modello quel modo di essere.
L’arte, la cultura, la conoscenza prima di tutto, perché solo tali armi, oggi, posso sconfiggere l’imperante globalizzazione dell’ignoranza, della fottutaggine, del dominio economico e finanziario che richiede assoluto asservimento a tali, miserevoli scopi.
Il potere mondialista economico e finanziario ha un solo grande nemico in grado di sconfiggerlo: la cultura.
Persone che leggono, ragionano, amano il bello sono difficili da abbattere o corrompere.
Un popolo di pecoroni annuenti a testa bassa e flaccidamente deferenti sono il nutrimento di questo sistema marcio.
Ecco perché si legge sempre meno. Ecco perché l’arte è lasciata a se stessa. Ecco perché con “l’arte non si mangia”.
Ecco perché basta puntare il dito verso qualcuno perché la gente lo veda per come viene dipinto e non per quello che è veramente.
Si è delegato il potere di pensare, di ragionare. Si accettano le verità dall’alto.
È più comodo, veloce, semplice e si ha più tempo per le cose “importanti”, specialmente in un tempo in cui tutto deve correre, cambiare o, con una espressione aberrante, essere fluido.
La fluidità ci sta fottendo, perché racchiude in un unico, terrificante concetto, la massificazione e la reale eliminazione del diverso. Tutto deve tendere alla globalizzazione, tutto deve convergere nell’uguaglianza, tutto deve assimilarsi al modello imposto e così si giustifica e si finanzia l’immigrazione di massa, il livellamento verso il basso sia della società che del mondo del lavoro, in modo che si creino autonomamente una società unica, un pensiero unico, un mercato unico, un uomo unico (inteso come modello) e le differenze (che tanti idioti vogliono superare all’inseguimento di irrealizzabili sogni egualitari) vengano sempre più piallate e smussate, sino a farle scomparire.
La cultura ci rende indipendenti perché ci fa esprimere al massimo delle nostre capacità. Tradotto, non vuol dire altro che la cultura ci rende diversi, com’è giusto che sia, facendoci esprimere in questa o quella disciplina più o meno bene di altri, raggiungendo vertici di bellezza inebrianti.
E questo spaventa i poteri mondiali e mondializzanti. Ecco perché dobbiamo uniformarci tutti, secondo loro.
Cultura è libertà. Cultura è diversità. Cultura è sovranità dell’essere.
Cultura è rivoluzione.

Marco Milani