lunedì 24 aprile 2017

Le perle della settimana

Le perle della settimana

Ve ne sarebbero tante a dire il vero, ma tre cose alle quali ho assistito in settimana mi sono rimaste impresse.

Cominciamo da Pontida.
Centri sociali, antagonisti e compagnia cantante hanno manifestato a Pontida l’orgoglio terrone, sfidando e stuzzicando gli indigeni che non hanno raccolto e tutto è andato liscio. E fin qui, tutto bene.
Ma quando ho sentito uno dei capi della manifestazione urlare dal palco con orgoglio che qualche settimana prima “ce l’avevano messa tutta per non far parlare Salvini a Napoli”, tutto ha assunto una prospettiva diversa, anche perché su tutti i tg hanno mostrato le immagini, definendo la manifestazione divertente, festosa, pacifica, eccetera.
Non ho mai votato Salvini e non lo voto ma tra lui e questi guerrilleros dal portafoglio gonfio (dei soldi di papà) non avrei dubbi su chi preferire.
E nessun politico/giornalista/buonista ha protestato. Ipocriti.

Poi “Otto e mezzo” della Gruber. Puntata apologetica sulla sinistra (liberissimi di farlo), con ospiti Pif e la sorella archeologa (e scrittrice) che vive in Francia. Alla domanda della giornalista sulla possibilità che l’integrazione possa realmente realizzarsi l’archeologa ha risposto che “sì, può esserci, anche se in Francia hanno quel qualcosa di diverso da noi, per cui lì è più possibile che avvenga. Quel qualcosa è una maggiore consapevolezza di collettività, i francesi sanno far quadrato, loro si riconoscono in qualcosa… eccetera”. Tanti giri di parole per non dire che i francesi hanno un amor patrio che noi non abbiamo. Senso dello stato, della nazione, amor patrio appunto. Avrebbe risparmiato almeno cento parole.

Infine Macron. Tutta la sinistra e non solo esulta per la sconfitta della Le Pen e per la vittoria di Macron. Ipocriti. Preferiscono un banchiere di Rotschild diventato milionario grazie alle speculazioni finanziarie. Nulla da dire sull’ostracismo alla Le Pen, legittimo.
Ma esultare perché la finanza mondiale ha piazzato l’ennesimo servo del capitale a farci il culo, no, questo proprio disgusta.

MM



venerdì 7 aprile 2017

I soliti USA...

I soliti USA…
La guerra è terribile. È un cancro che non si può debellare, perché insito nella natura dell’uomo.
La natura dell’uomo. Incline alla menzogna, all’ipocrisia, al tornaconto personale, agli interessi.
Gli interessi. Ne hanno molti gli USA, in giro per il mondo e in special modo in medio oriente e in Siria.
La Siria. Il Paese arabo più tollerante, più evoluto, libero (in tutti i sensi, dal momento che non ha i Rothschild in casa, che non ha debiti con l’FMI, non ha svenduto la propria compagnia petrolifera ai privati, ha leggi che vietano l’intolleranza religiosa, e così via).
Libertà. Non dovrebbe ogni Paese esserne padrone e poterne disporre senza ingerenze di potenze straniere, come gli USA?
Gli USA. Trump è “tutto chiacchiere e distintivo”. Gli è bastata una notte per cambiare a 180° rotta e lanciare 59 Tomahawk sulla Siria. Ci avrebbe messo di meno solo la Clinton.
Hilary Clinton. Una vera americana! Ammise che gli USA avevano creato e armato Al Qaeda e grazie a Wikileaks sappiamo delle sue email nelle quali diceva che “Il modo migliore di aiutare Israele a gestire la crescente capacità nucleare dell’Iran è aiutare il popolo siriano a rovesciare il regime di Bachar al-Assad”. Aggiungendo “sarebbe buona cosa minacciare di morte direttamente la famiglia del presidente Assad”.
Assad. Il nemico oggi è lui, dagli al dittatore, a morte, a morte! Nel momento per lui migliore (guerra civile praticamente vinta e ammorbidimento delle tensioni internazionali) si sarebbe svegliato e avrebbe gasato gli abitanti di Idlib (pur non avendo, ufficialmente, più armi chimiche dal 2014), risvegliando una ostilità nei suoi confronti che era ormai sopita, ridimensionata, passata e scatenando la guerra.
La guerra…


Marco Milani

domenica 5 marzo 2017

Cultura - ultima arma.



L’ideale sarebbe creare un partito/non-partito di uomini di cultura, da contrapporre alla pochezza di un sistema odierno basato sull’ignoranza, sulla superficialità, sul perseguimento della cialtronaggine istituzionalizzata che diviene simbolo e obiettivo per una popolazione abbagliata dalla raggiungibilità di tale pochezza.
Un partito/non-partito che lasci da parte, inizialmente, la questione ideologica e che scenda sul piano della competenza, della passione per il bello, della cultura nell’accezione più ampia e nobile del concetto.
Un movimento intriso di cultura e rispetto che spazzi via uomini piccoli e insignificanti che hanno però eletto a modello quel modo di essere.
L’arte, la cultura, la conoscenza prima di tutto, perché solo tali armi, oggi, posso sconfiggere l’imperante globalizzazione dell’ignoranza, della fottutaggine, del dominio economico e finanziario che richiede assoluto asservimento a tali, miserevoli scopi.
Il potere mondialista economico e finanziario ha un solo grande nemico in grado di sconfiggerlo: la cultura.
Persone che leggono, ragionano, amano il bello sono difficili da abbattere o corrompere.
Un popolo di pecoroni annuenti a testa bassa e flaccidamente deferenti sono il nutrimento di questo sistema marcio.
Ecco perché si legge sempre meno. Ecco perché l’arte è lasciata a se stessa. Ecco perché con “l’arte non si mangia”.
Ecco perché basta puntare il dito verso qualcuno perché la gente lo veda per come viene dipinto e non per quello che è veramente.
Si è delegato il potere di pensare, di ragionare. Si accettano le verità dall’alto.
È più comodo, veloce, semplice e si ha più tempo per le cose “importanti”, specialmente in un tempo in cui tutto deve correre, cambiare o, con una espressione aberrante, essere fluido.
La fluidità ci sta fottendo, perché racchiude in un unico, terrificante concetto, la massificazione e la reale eliminazione del diverso. Tutto deve tendere alla globalizzazione, tutto deve convergere nell’uguaglianza, tutto deve assimilarsi al modello imposto e così si giustifica e si finanzia l’immigrazione di massa, il livellamento verso il basso sia della società che del mondo del lavoro, in modo che si creino autonomamente una società unica, un pensiero unico, un mercato unico, un uomo unico (inteso come modello) e le differenze (che tanti idioti vogliono superare all’inseguimento di irrealizzabili sogni egualitari) vengano sempre più piallate e smussate, sino a farle scomparire.
La cultura ci rende indipendenti perché ci fa esprimere al massimo delle nostre capacità. Tradotto, non vuol dire altro che la cultura ci rende diversi, com’è giusto che sia, facendoci esprimere in questa o quella disciplina più o meno bene di altri, raggiungendo vertici di bellezza inebrianti.
E questo spaventa i poteri mondiali e mondializzanti. Ecco perché dobbiamo uniformarci tutti, secondo loro.
Cultura è libertà. Cultura è diversità. Cultura è sovranità dell’essere.
Cultura è rivoluzione.

Marco Milani

giovedì 10 novembre 2016

La Democrazia de Noantri



La Democrazia, per come è intesa da molti in Italia, risulta davvero affascinante.
Offre possibilità a tutti, libertà di scelta ed espressione, ci rende solidali con gli altri perché ci ricorda che siamo tutti uguali e permette la corretta competizione politica.

Se vince chi ci piace.

Se vince quell'altro allora chi lo ha votato è "un popolo di idioti" (cit.), di "mentecatti", di criminali che ha "votato di pancia", cedendo al "populismo". 

Si mette in dubbio il suffragio universale, si contesta per le strade, si richiede asilo al Canada. "Ci si sveglia disperati", non si ha più un domani, il mondo esploderà, le cavallette... (e mi limito a poche citazioni; andare su FB per trovare il campionario completo).

E Napolitano (ben ripreso dal Fatto Quotidiano) non poteva mancare di far sentire la sua...

MM

martedì 8 novembre 2016

Sfida all'Ok Corral.



Come due pistoleri, Trump e la Clinton si sono affrontati davanti al saloon, in un duello all’ultimo sangue.
Due pistoleri.
Uno che ostenta i suoi pistoloni penzolanti ai fianchi mentre biascica minacce in perfetto slang newyorkese.
L’altra alla Ethan Hunt, di nero vestita, come d’ordinanza, all’apparenza linda e pinta, in realtà armata fino ai denti, con le armi nascoste in fondine ascellari, alla caviglia, e un detonatore celato nel telefonino.
Ha vinto Trump. Il mondo si straccia le vesti. Ipocrisia pura. L’altra non era meglio se non in foto. Null’altro.
La Clinton è la miglior rappresentante dell’ipocrisia imperante nel mondo.
Ricordo ancora le sue parole con le quali ammetteva la creazione di Al Qaeda per motivi geopolitici.
Meglio lei di Trump, quindi? Di certo no.
Uno rappresenta l’America sbruffona, sessista, arrogante.
L’altra “politically correct”, ma letale come un aspide.
Trump ci sbatte in faccia chi sono gli americani.
La Clinton lo stesso concetto ce lo sbatte da un’altra parte.
Non lamentiamoci troppo quindi…